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Alimentazione e Cancro
Marco Sellitti
#1 Inviato : sabato 21 maggio 2016 19:09:46(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 2

Buongiorno,

Qualcuno vorrebbe discutere dell'importanzaa  dell'alimentazione non solo come terapia preventiva nel cancro al seno ma anche come terapia integrata durante e dopo le terapie, tenendo in considerazione l'interazione che diversi cibi hanno in modo negativo o positivo sulla biodisponibilita' dei farmaci utilizzati,quasi sempre sottostimata.

giovanni colonna
#2 Inviato : venerdì 22 giugno 2018 15:02:52(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 440

Sono per caso entrato in questa sezione del Forum e, purtroppo, caro Sellitti, sebbene siamo nel 2018, la risposta rimane a mio parere piuttosto limitata, e provo a circostanziarla. La prima considerazione da fare è sul metabolismo. All’università insegnano ancora un metabolismo a compartimenti stagni con vie metaboliche specializzate per un certo lavoro. La realtà è ben diversa. Il metabolismo è un sistema integrato che controlla in modo unitario e globale l’omeostasi fisiologica dell’individuo. Se sintetizziamo al massimo la sua organizzazione possiamo immaginare un livello genomico (i geni e le loro interazioni), un livello proteomico (le proteine e le loro interazioni), un livello metabolomico (i metaboliti e le loro interazioni). Questi livelli interagiscono anche tra di loro e rispondono tutti insieme a perturbazioni interne ed esterne. Una perturbazione induce l’accensione e lo spegnimento contemporaneo di centinaia di geni, non uno solo. Abbiamo quindi un unicum rappresentato con una rete metabolica o interattoma (matematicamente è un grafo) con decine di migliaia di nodi (geni/proteine/metaboliti) connessi tra loro attraverso una o più relazioni (interazioni fisiche e/o funzionali) che in totale per le sole proteine assommano a oltre 25 milioni. Ci sono anche importanti nodi coordinatori (nodi HUB), ciascuno dei quali è coinvolto in decine di possibili interazioni con la funzione di deviare flussi e determinare nuovi indirizzi metabolici particolarmente in seguito a perturbazioni. Questa rete controlla in modo globale l’omeostasi fisiologica dell’individuo e, quando funziona perfettamente, ci fa dire: ah, oggi come mi sento bene! Solo molto recentemente è stato proposto un modello realistico della progressione del cancro a partire dalla prima cellula cancerosa. È  un modello di evoluzione non lineare (a cespuglio) a partire da una o poche mutazioni iniziali (seed cells). Questo impone, se si vuole capire cos’è il cancro, uno studio nel tempo dell’evoluzione dei singoli fenotipi cancerosi che originano dalla cellula seme, dove ogni singolo fenotipo ha caratteristiche genomiche proprie, gestite da uno specifico set di geni e mostra risposte ai farmaci spesso diverse. Nei pazienti anziani la divergenza evolutiva è sicuramente molto precoce e va datata a decine di anni prima della presenza dei segni clinici, inoltre, le cause della divergenza, più che a mutazioni, dovrebbero essere ricercate in altri fattori, es. modifiche epigenetiche o a particolari caratteristiche micro-ambientali. Questi fattori potrebbero anche non avere nessuna relazione con le mutazioni iniziali perché alcune linee divergenti danno origine a metastasi fenotipicamente molto diverse tra loro (cioè, tra le linee divergenti).  Gli studi odierni sul cancro sono volti a comprendere le vie molecolari (pathways) coinvolte nei vari tipi di cancro ma viene fatto ancora in un modo circoscritto che non evidenzia molto le relazioni con tutto il resto. Se la via molecolare è importante, un farmaco che la blocca può essere utile, ma i fatti dicono che questo non è generalizzabile perché anche lo stesso tipo di cancro evolvendo in tanti tipi cellulari (il cespuglio) può dare risposte farmacologiche anche molto diverse. Da questo punto di vista, la complessità delle interazioni che governa i vari fenotipi richiede una conoscenza molto profonda di come esse, e quali di esse, controllino i flussi informazionali e metabolici della rete. In questi casi è essenziale conoscere come si integrano i vari livelli di cui è costituita la rete di un fenotipo cellulare. Purtroppo, l’attuale campionatura dei geni da tessuti cancerosi è quasi sempre fatta senza tener conto di questo modello evolutivo. Come conseguenza le analisi omiche (i dati omici sperimentali prevedono analisi esclusivamente computazionali con statistiche diverse da quelle usuali) rappresentano popolazioni genomicamente eterogenee e le reti di interazione che le descrivono potrebbero contenere anche importanti connessioni metaboliche di un fenotipo poco rappresentato. In tal caso, questi nodi possono apparire come un contaminante statisticamente poco rappresentativo nell’ambito del risultato globale in una misura che oggi non possiamo ancora né quantizzare, né apprezzare, per cui spesso sono scartati. Anche lo sviluppo della “Foodomics” è recentissimo. Questo è il principale motivo per cui oggi si può rispondere solo con qualche idea in più, ma discutere di aspetti come l’alimentazione sul cancro, senza conoscere cosa avviene a livello microscopico molecolare (la rete) e su quali fenotipi, è estremamente complesso e possiamo dire tutto e il contrario di tutto. Non esistono ancora gli elementi che ci permettono di collegare con certezza le relazioni di un agente perturbante macroscopico (es., farmaco, alimento, ecc.) con la risposta a livello microscopico della rete. Inoltre, anche le conoscenze dell’impatto del cibo sul microbioma intestinale umano sono ancora molto limitate sempre per la mancanza di un modello che ne descriva gli effetti metabolici che ne derivano. Ovviamente oggi è sempre possibile individuare (per caso o anche su base osservazionale) qualche alimento che abbia un effetto apparentemente favorevole o negativo su un ammalato di cancro, ma empiricamente e non sapremo mai su quale base scientifica. Per chiudere lancio nel contesto una semplice osservazione che fa riflettere. Gli esseri umani sono da sempre adattati ad un ciclo circadiano di 24 ore, con una sequenza definita di funzioni fisiologiche (dormire, mangiare, sveglia, pressione sanguigna, ecc.). Sappiamo che alterazioni del ciclo circadiano (piloti di jet, medici, ecc.) possono generare alterazioni omeostatiche funzionali i cui effetti clinici sono abbastanza noti in medicina, ma essi riflettono comunque alterazioni genomiche e quindi della rete. Pensate che perturbazioni del ciclo circadiano possano dare origine a variazioni che a loro volta possano guidare alcune cellule (seed cells) verso il cancro ? Non ho la risposta che spero si renderà disponibile in un prossimo futuro. Vi prego di scusare l’estrema sintesi che potrebbe dar luogo a generalizzazioni non volute. Un saluto.

DAVID MAZZANTINI
#3 Inviato : mercoledì 29 aprile 2020 06:22:10(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 749

Per me semplicemente si dovrebbe studiare in modo più diffuso e approfondito l'alimentazione dei

centenari con studi su di  un numero stratosferico di casi in modo da fare correlazioni le più

attendibili possibili utilizzando soggetti da ogni parte del mondo, tutto questo  almeno per quanto

riguarda la prevenzione del cancro.

Fabio Deanni
#4 Inviato : sabato 2 ottobre 2021 13:24:27(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 1

Io sono totalmente a digiuno di tutto questo e vi ringrazio per condividere tutte queste informazioni.

A tal proposito vorrei chiedere se per caso qualche prodotto come questo, può eventualmente prevenire anche solo in minima percentuale o in ogni caso aiutare il sistema immunitario - da accompagnare ai suggerimenti di alimentazione.

giovanni colonna
#5 Inviato : venerdì 8 ottobre 2021 19:00:32(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 440

Caro Deanni

Cerco di rispondere brevemente alla tua domanda. Al di la della vit C, idrosolubile, le cui proprietà antiossidanti e il coinvolgimento in numerose funzioni metaboliche essenziali, come la formazione del collagene, ecc., sono ben note, gli OPC sono estratti dai semi di uva (principalmente rossa) e sono delle forme oligomeriche dei flavonoidi, in particolare delle antocianidine, quindi sono dei polifenoli. Molte di essi sono ripetizioni oligomeriche della catechina e dell'epicatechina e loro esteri dell'acido gallico (si trovano anche nel tè verde e massimamente nella cipolla, in quantità notevoli). Comunque, i polifenoli costituiscono una famiglia di circa 5000 molecole organiche naturali, largamente presenti nel regno vegetale. Sono composti del metabolismo secondario delle piante, usati principalmente per scopi difensivi da organismi estranei (in genere funghi microscopici e virus) o “guarire” lesioni della cutina, il 'mattone' base della cuticola (la 'pelle' delle piante).

Ma c’è un grosso problema, la scarsa biodisponibilità, associata all'assunzione dei polifenoli con la dieta. È un problema ben noto per quasi tutti gli integratori. Inoltre, essi sono presenti nei fluidi corporei non in forma nativa, ma sotto forma di metaboliti epatici (solfati, metilati, glucuronati). Di fatto, vengono estesamente metabolizzati nell'intestino e nel fegato per renderli solubili ed adatti alla eliminazione. Non è chiaro se questi metaboliti abbiano attività terapeutiche. È certo che una volta in forma di metaboliti, essi possono essere escreti nelle urine.

Le presunte proprietà benefiche dei polifenoli sono evidenziate con esperimenti in vitro, su colture cellulari (sistemi modello) o iniettate direttamente in topi da laboratorio, usando concentrazioni di polifenolo molto superiori a quelle riscontrabili realmente in vivo per assunzione con la dieta. Nel circolo sanguigno si trovano, concentrazioni di polifenoli al massimo micromolare. Sono concentrazioni alle quali le proprietà biomediche devono essere certamente ridimensionate. Al momento, al di là della roboante letteratura da marketing che vanta proprietà strabilianti (esistenti in vitro), altro non si sa. Esiste una vasta letteratura scientifica in vitro ma non si tenta veramente di studiare se ci sono reali proprietà funzionali in vivo nell’uomo, perché il giro economico è ultramiliardario in tutto il mondo (in Italia attorno ai 3 – 4 miliardi di €) e la paura di non riuscire a dimostrare nulla è grande.

Relativamente alla tua specifica domanda, la vit C è coinvolta nei processi immunitari. Circa l'OPC, non saprei darti una risposta scientificamente valida, ma penso proprio che se c'è é davvero minima. Più sicure la vit C e la vit D.

Un saluto

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